Il primo tweet arriva dalla Mandolossa poco prima delle 21. Un po’ di gente e il tricolore, il corteo sta per partire. Quale corteo? Quello organizzato ieri sera da Lotta Studentesca, costola giovanile di Forza Nuova, per protestare contro il degrado cittadino, lo spaccio e l’immigrazione, di cui la morte di Frank e Vanna – i gestori della storica pizzeria che sfamava il popolo della notte, uccisi lo scorso martedì – sarebbe solo l’ultima, brutta traccia.

Chi abbia sparato martedì mattina a Francesco Seramondi e alla moglie, è ancora mistero. Di loro si sa che erano due, che sono arrivati in motorino e indossavano un casco integrale; e che hanno usato un’arma a canna lunga – forse un fucile a canne mozze, riportano alcuni giornali. Insomma, ce n’è per un’esecuzione in piena regola, da parte di professionisti. E che di sicari di professione si tratti non è nostra opinione, ma quella, molto più autorevole, degli inquirenti. “Sapevano il fatto loro”, è il commento del Procuratore generale, Pierluigi Dell’Osso. D’altra parte gli assassini sono entrati in azione in pieno giorno nella settimana di Ferragosto, e hanno avuto bisogno di due soli colpi per mettere a segno il loro obiettivo. Così si fa sempre più nitida l’ipotesi che i coniugi abbiano pestato i piedi alla persona o alle persone sbagliate, alla “criminalità organizzata”. Si controllano i conti delle vittime, tra le ipotesi si fa largo sempre più quella dell’usura. Come riporta Repubblica, “La pista delle difficoltà economiche è stata una delle prime a essere presa in considerazione dagli investigatori che hanno analizzato il bilancio chiuso nel dicembre del 2014 dal quale risultavano 150 mila euro di debiti, 99 mila dei quali nei confronti dei fornitori”. Mentre già nelle prime ore dopo l’accaduto la pista legata alla droga che circola nei pressi della pizzeria-pasticceria “Da Frank” era ritenuta debole.

E allora, perché un corteo contro l’immigrazione e il degrado per la morte di Frank? Come si legano una probabile vittima di crimine organizzato, l’immigrazione e il “degrado” cittadino?

Il fatto è che una parte della città non crede – o non vuole credere – che il “crimine organizzato” possa essere …di casa nostra. Non quello che ha ucciso Frank, almeno. Secondo le locandine lanciate per i social da Lotta Studentesca la zona della Mandolossa “oramai da anni è sotto il controllo della criminalità organizzata straniera, degli immigrati che si sono meglio integrati, spacciando, rapinando, picchiando e creando un enorme giro di prostituzione”. Insomma, il filo “logico” è questo: gli spacciatori sono immigrati; le prostitute e chi si occupa di loro pure. Perciò, questi giochi criminosi devono essere retti da immigrati, che delinquono nelle nostre terre. Frank era costantemente immerso in questo ambiente, dunque la “criminalità organizzata” di cui si parla deve essere straniera.

Ignora, questo filo, tanto le ricostruzioni degli inquirenti quanto le dinamiche della criminalità organizzata, che spesso si avvale di chi vive ai margini, piccoli delinquenti, scemi del villaggio e perché no, immigrati, per compiere le attività criminose più in vista. Ma basta a muovere la pancia di tanta gente, e al corteo ci sono moltissime persone, assieme al tricolore. C’è lo striscione che recita “Droga, degrado, criminalità stanno distruggendo la città”.

Ci sono tanti cinguettii con hashtag #Mandolossa e #Brescia: passano foto che mostrano un gruppo corposo di persone –“saranno un migliaio” sostiene uno degli utenti, ma in attesa dell’opinione della questura non abbiamo riscontri. Ci sono skinhead arrivati dal Nord-est, curiosi, c’è Forza Nuova e c’è la Curva Nord Brescia. Ci sono signore di paese, c’è qualcuno che si è fatto stampare la maglietta con il volto di Frank, l’immagine gialla ormai simbolo del dolore bresciano. E c’è, naturalmente, un discorso, che Twitter ci riporta a bocconi sì, ma bocconi pesanti e significativi.

“Quello che succede a Brescia dovrà succedere e succederà in tutta Italia”

“I colpevoli non sono solo chi ha sparato, ma anche le istituzioni”

“Adesso ci faremo giustizia da soli”

“Ci sentiamo soli, dobbiamo farci sentire tutti i giorni”

Dopo il discorso, l’inno di Mameli. Cacofonico, posto che sembra essere appena stato rifiutato uno dei capisaldi dello Stato cui quell’inno apparterrebbe, qual è il monopolio dell’uso della forza e l’amministrazione esclusiva della giustizia. Lasciando stare gli articoli della Costituzione che riguardano la posizione di stranieri e richiedenti asilo.

Dopo l’inno, la confusione di chi non sa bene se continuare o no. Poi qualche coro. Poi la dispersione. Mentre davanti a “Da Frank” è rimasto solo chi intende pregare e piangere, in silenzio.

Viene da chiedersi, a questo punto, cosa succederà domani. Assisteremo a un boom di tentativi di “farsi giustizia da soli”? Ci saranno altre manifestazioni? Quel che è certo è che la vicenda dell’omicidio della Mandolossa sta diventando non tanto qualcosa di più grosso, quanto qualcosa di diverso da ciò che è. E qualcosa di sordo, nel peggiore dei sensi: di quelli che rifiutano di sentire.

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