Al palazzo Martinengo Colleoni parla Zygmunt Bauman: il celebre sociologo affronta il tema della disuguaglianza sociale.
Uno sguardo che focalizza l’attenzione sui due principali anni che hanno segnato la storia dell’economia mondiale: il 1929 e il 2008. Un confronto tra due passati per riuscire in qualche modo a leggere e comprendere il presente. Dalla speranza e certezza di uno Stato regolatore del ’29 agli anni ’70 con la glocalizzazione e il libero mercato tutto è cambiato. Oggi la grande questione non è cosa fare ma chi farà qualcosa per risolvere i problemi a partire da due grandi conseguenze sociali: la sostenibilità del pianeta e l’assenza di regolamentazioni che autorizza la criminalità. La disuguaglianza ha assunto forme diverse rispetto al passato ma resta la radice dei problemi sociali.
Teorico della modernità liquida, intervistato da Gianpiero Zygmunt Bauman parla di giovani e postmodernità.

Nota: parentesi quadre nostre.

Gianpiero: Esiste una gioventù liquida? Come vive la postmodernità il giovane medio?

Zygmunt Bauman: I giovani di oggi sono diversi da quelli di venti o trent’anni fa, perché sono nati nel mondo postmoderno: non vivono semplicemente in esso, perché hanno una bassa probabilità -con la propria esperienza- di comparare il proprio stile di vita [con quelli di altre epoche].
Di solito, quando non hai un punto di riferimento, non puoi paragonare come vivi quotidianamente [ad altri stili di vita]. Non hai nemmeno un nome per definire il modo in cui dovresti vivere.
Non credo che [i giovani] pensino a se stessi come viventi in una società postmoderna, perché non conoscono altra società. Solo quando perdono [il proprio modo di vivere], solo quando il cambiamento è profondo, le persone dicono: “Ah, è successo qualcosa. Ho bisogno di una nuova parola, di un nuovo nome”. I giovani, semplicemente, accettano ciò come una cosa naturale.
Ti farò un esempio tratto dalla mia vita familiare: i miei figli nacquero qualche giorno dopo l’acquisto, da parte mia, della mia prima televisione. Crebbero in un mondo con la televisione già presente: non potevano immaginarne altri. Continuavano a chiedermi: “Papà, dicci cosa facevi la sera senza televisione”. Non immaginavano di poter vivere senza di essa.
Oggi i giovani postmoderni nascono in un mondo che contiene già Twitter, Facebook, Internet, dispositivi che possono essere messi “online” o “offline”. Questa è la loro esistenza naturale: non è qualcosa su cui poter dibattere, qualcosa da mettere in discussione.
Cornelius Castoriadis, un grande filosofo francese di origini greche, ha detto che ciò che è più pericoloso, in questa società, è che essa ha smesso di mettere in discussione se stessa. Temo che lo stile di vita postmoderno, con i suoi vantaggi e i suoi svantaggi, sia preso per scontato dai nuovi giovani.

 

Testo a cura di Claudia Burgio.
Intervista e traduzione a cura di Gianpiero Mattanza.

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